Aaaand... Action!
"Salve a tutti. Sono il vostro umile annoiatore, pronto per un nuovo anno in vostra compagnia". Dopo capodanno, non ho molte pretese per questo 2015. Magari riuscire a capire da che parte gira il mondo o qualcosa di simile... insomma, progetti poco impegnativi: "Per questa prima, e spero non ultima, registrazione dell'anno vorrei parlarvi di qualcosa che mi fa riflettere molto spesso. Si tratta del Paese Italia"
Ah, del buon patriottismo. Ispirato dalle ultime vicende, presumo?
"Personalmente mi piace il paese in cui vivo. Mi piace la sua cucina, la sua storia, la sua produzione artistica". Sorrido appena al ricordo di come ho sudato per imparare la storia dell'antica Roma. Ancora oggi ho degli incubi a riguardo: "Ma, sopra ogni cosa, adoro vedere come gli stereotipi sugli italiani siano effettivamente uno scorcio di verità assoluta. La gestualità che abbiamo, ad esempio, ci viene criticata, sbeffeggiata ed invidiata dalla maggior parte dei paesi anglosassoni". Allargo le mani per poter far vedere al mio immaginario interlocutore a cosa mi sto riferendo: "I carciofi, ad esempio. Tutti conoscete la posizione delle mani a cui mi sto riferendo. Magari non con questo nome, ma potete immaginarvela". Nel mentre dico ciò, faccio toccare i polpastrelli di tutte le dita di una mano, nel classico gesto stereotipato delle persone del Sud Italia: "Con una semplice posizione si può esprimere una varietà di concetti, tutto a seconda del contesto e dei movimenti del corpo. Può significare un 'Cosa vuoi?', oppure 'Ma cosa stai dicendo?'. Basta un movimento più o meno accentuato per passare da un significato all'altro". Bene, ora hai anche preso in giro un terzo circa del popolo italiano. Spero sarai fiero di te.
Beh, non credo che...
Nah, sto scherzando. E fattela una risata, ogni tanto, invece che preoccuparti sempre!
Mano aperta rivolta in alto, braccio quasi tutto teso... Anche quello è un gesto di scherno, lo sai vero?
Ma io posso.
...
"Ma noi italiani non siamo solo gesti e accenti che, misteriosamente, sono solo del Sud nell'immaginario globale".
Attento...
"Siamo anche un grande popolo, decantato in ogni campo per la nostra capacità di creare cose nuove che piaceranno a tutto il mondo. Cultura, arte, musica, pittura, scultura, cucina, meccanica... Siamo fantastici". E il bello è che io ci credo fermamente. Povero illuso.
Già.
"Ma abbiamo un difetto. Un enorme difetto. Siamo la rappresentazione del concetto di ossimoro". Una delle poche figure retoriche che mi è rimasta dalle lezioni di poesia e letteratura delle superiori, quella di cui più mi piaceva osservarne l'utilizzo da parte dei vari autori: "Siamo il popolo delle statue di Canova e dei graffiti sui palazzi storici. Siamo coloro che hanno inventato un modo univoco in cui scrivere la musica e coloro che la musica classica non la sanno apprezzare. Mea culpa, nemmeno io riesco ad ascoltare un brano classico" dico con un sorriso: "Ma almeno so che esiste e che è stata importante. Certe persone, specie quelle che al momento frequentano le scuole superiori, non sanno nemmeno della sua esistenza". Un sorso di the ai frutti rossi, e si continua.
"Siamo anche fantastici nelle scoperte scientifiche. Abbiamo dato alla luce Fermi e la scienza è sempre meno vista di buon occhio dalle nuove generazioni. Abbiamo creato industrie che rivaleggiavano a livello mondiale per ogni cosa. E adesso quelle fabbriche sono sempre meno, con sempre meno persone che ci lavorano". Mi preparo per il pezzo forte, quello su cui sono più convinto: "Ma tutto questo è nulla in confronto alla vera ossessione italiana: la politica. Abbiamo creato il primo corpo di leggi. Abbiamo collaborato con i popoli ellenici per creare la democrazia. Abbiamo avuto ogni tipo di governo sul nostro territotio: principati, egemonie straniere, invasioni, popoli più o meno nomadi, anche un totalitarismo. Le abbiamo passate tutte. Ma ultimamente il pensiero che vige è quello del lasseiz-faire. Solo, declinato all'italiana. Come al solito". E qua scatta la rissa. Ne sono certo.
Chi è causa del suo mal...
Ah, smettila un po', te!
Permaloso oggi.
"Ormai siamo in un grande stato di apatia. Di generale indifferenza a ciò che sta succedendo. Abbiamo avuto delle rivolte per avere una democrazia innumerevoli volte nel corso della nostra storia. Eppure, una volta ottenuta, non abbiamo fatto molto per mantenerla solida. Abbiamo avuto personalità importanti, che hanno cambiato il nostro paese. In meglio o in peggio questo non sta a me giudicarlo. Però abbiamo avuto partiti, nella cosiddetta 'Prima Democrazia', che si combattevano sulle idee, non sulle persone. Si fronteggiavano in aula perchè ognuno voleva il bene del Paese attraverso il suo pensiero. Oggi i nostri rappresentanti si fronteggiano per il bene del loro pensiero attraverso il Paese". Non devo mai parlare di queste cose. Mi infervoro troppo, anche se le sto dicendo al nulla.
"Ieri i politici scendevano in piazze gremite per dire alla gente per che cosa avrebbero portato nelle aule del Parlamento. Oggi i politici sono in quelle stesse piazze ad urlare contro i loro avversari, senza dire cosa faranno loro. Ieri fazioni avversarie si urlavano e si davano battaglia in aula, ma sempre con la consapevolezza che chi avevano di fronte erano persone con, sì, una mentalità diversa dalla loro, ma comunque meritevoli di rispetto. Oggi, di rispetto, non se ne trova molto tra coloro che abbiamo eletto". Già so che chi mi sentirà mi immagina di questo o quel partito radicale, o addirittura un anarchico insurrezionalista. Mi fa ridere.
"Ebbene, siamo qui. A lamentarci di come la nostra Nazione non vada bene. Di come stia scendendo in basso. A celebrare come eroi ed eroine persone con, semplicemente, un po' di buon senso o comune senso civico".
Vai sul personale in tre... due... uno...
"Eppure, le persone che come me vogliono rendere migliore il paese, non possono. Ho detto che siamo il Paese delle contraddizioni. Un esempio lampante? Abbiamo un sacco di persone che hanno contribuito ad innovare, inventare, creare cose nuove. Che hanno portato lustro al paese che li ha fatti crescere. Un altro paese. Non l'Italia." Sto parlando molto, ma questo è un tema che non smetterà mai di appassionarmi. E che non smetterà mai di farmi rendere rivoltante 'tutta questa bella gente...'.
"È sfiancante vedere come un ragazzo che studia si sente ripetere che 'Qua in Italia non c'è futuro. Vattene da qui'. Ma dico io, siamo tornati indietro di sessant'anni? Se qualcuno ha delle idee, una bella testa, ha studiato, si è impegnato in qualcosa di suo, sul suolo nazionale, è costretto a portare all'estero queste sue conoscenze? Poi è facile lamentarsi che qui va male, che non ci sono più giovani impegnati, che sta andando tutto a rotoli. Provate a riflettere: se tutti quelli che sanno, che sanno fare, che sono bravi, lasciano il paese, chi rimane?". So che sono rosso in faccia dal fervore. Mi hanno detto che dovrei entrare in politica ma mia nonna non vuole: 'Sei troppo buono. Ti mangerebbero'. Mi sa tanto che ha ragione.
"Ma sicuramente sono io troppo ingenuo, che non sa come va il mondo. Che pensa, sicuramente sbagliando, che arrivato ad un certo livello di importanza, politica o industriale che sia, si è costretti a rubare, a mentire, a scendere a compromessi. Altrimenti, si sa, vieni escluso, ostracizzato dagli altri. Penso anche che, al momento, i 'giovani' non abbiano un posto nelle posizioni di rappresentanza politica in quanto ci sono troppi 'anziani' o 'decani' che vogliono godersi ancora un po' la sensazione di avere il dito sul grosso pulsante rosso con su scritto 'BOOM'. Credo che le rivolte e rivoluzioni che le parti più estreme delle ali del parlamento tanto vogliono, per ora, non avverrano, al contrario di quanto è successo nella storia italiana e delle Università italiane. Semplicemente perchè l'alternativa al cambiamento ce la stanno dicendo tutti.
'Vai via dall'Italia'.
Ed è una valida alternativa, miei venticinque spettatori. A presto."